Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)

L’eziologia dell’infertilità femminile include problemi ormonali, tubarici, di ovulazione, di endometriosi o di PCOS (Polycystic ovary syndrome), ma vi è circa un 20-30% di casi di infertilità che rimane inspiegata.  Negli ultimi anni è emerso che lo stile di vita influisce sulla salute riproduttiva femminile: il peso, il BMI (Body Mass Index), la composizione corporea, l’attività fisica e l’assunzione di nutrienti sono, infatti, tutti fattori che possono avere un effetto sulla fertilità femminile. Durante l’età fertile l’attività fisiologica delle gonadi, che producono ciclicamente ormoni, necessita di una continua regolazione del metabolismo energetico. Le richieste in termini di macronutrienti e micronutrienti sono, quindi, strettamente correlate alle necessità riproduttive (Fontana and Della Torre, 2016).

Le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) rappresentano l’insieme dei trattamenti coadiuvanti la fertilità in cui i gameti femminili (ovociti) e maschili (spermatozoi), vengono trattati al fine di determinare il processo riproduttivo. Queste tecniche sono utilizzate, sempre su consiglio medico, per aiutare il concepimento nelle coppie in cui, per cause differenti, questo processo non possa riuscire spontaneamente.

In Italia la PMA viene attuata mediante una serie di protocolli terapeutici, a diverso grado di invasività e complessità (tecniche di I, II e III livello). Non esiste una tecnica univoca né un protocollo migliore o peggiore dell’altro, ma la scelta viene fatta dallo specialista valutando attentamente il quadro clinico della coppia.

Perchè è importante l’alimentazione durante un percorso di PMA?

Una corretta nutrizione è di fondamentale importanza durante la preparazione ad un percorso di PMA poiché l’obiettivo è quello di sostenere e coadiuvare la capacità del corpo femminile di:

  •  produrre e far crescere ovociti sani e in numero sufficiente
  •  ottenere un endometrio di spessore ottimale
  •     creare un ambiente adatto all’attecchimento embrionale post transfer

Le cellula uovo prima e l’embrione poi, infatti, hanno bisogno di crescere in un ambiente sano e ricco di macronutrienti e micronutrienti ed è per questo che migliorare lo stato nutrizionale della donna migliora la qualità ovocitaria e la buona riuscita di una fecondazione in vitro.

Ad ogni fase del percorso di PMA si dovranno soddisfare particolari fabbisogni nutritivi; un percorso alimentare di questo genere avrà , dunque, specifici obiettivi che possono essere riassunti in una serie di punti:

  1.  coadiuvare il trattamento ormonale e migliorare la risposta recettoriale a tale trattamento
  2.  ridurre lo stato infiammatorio
  3.  migliorare la risposta immunitaria
  4.  sostenere la fase follicolare
  5.  sostenere il pick-up (prelievo degli ovociti) e il successivo transfer
  6.  sostenere la fase luteale

Ognuna di queste fasi necessita di un adeguato apporto di nutrienti, in particolare di grassi essenziali (Omega-3 nella forma di EPA e DHA), di proteine complete degli amminoacidi essenziali, di fibre per garantire il corretto transito intestinale, e di vitamine (soprattutto Vitamina A, Vitamina B6, Vitamina B9, Vitamina B12, Vitamina C, Vitamina D e Vitamina E).

Per comprendere quanto sia importante la corretta alimentazione nei percorsi di PMA si possono prendere in esame alcuni lavori scientifici di recente pubblicazione. In uno studio è stato dimostrato che a seconda del tipo di grassi assunti con la dieta cambiano le percentuali di riuscita dei percorsi di fecondazione assistita; in particolare le donne che assumono maggiori quantità di acidi grassi monoinsaturi hanno un migliore recupero di ovociti in Metafase 2 e una probabilità 3,4 volte maggiore di portare a termine una gravidanza dopo una FIVET rispetto a donne che assumono minori quantità di acidi grassi monoinsaturi. Inoltre, sempre nello stesso studio, è stato dimostrato che donne che assumono maggiori quantità di acidi grassi saturi hanno una probabilità inferiore di effettuare un percorso di fecondazione medicalmente assistita che vada a buon fine (Chavarro et al., 2017).

Va fatta, poi, particolare attenzione al consumo dei carboidrati: una ricerca condotta nel 2013 dal Dr.Russell (Delaware Institute for Reproductive Medicine of Newark) ha dimostrato che una riduzione del consumo dei carboidrati ed un incremento del consumo delle proteine aumenta le chance di concepimento e di nascita di un figlio nelle donne che si sottopongono a percorsi di fecondazione medicalmente assistita. Questo accade perché le cellule uovo e gli embrioni non crescono bene in ambienti ad alte concentrazioni di glucosio. A controllare i livelli di glucosio nell’organismo è un ormone, l’insulina, che regola l’uptake, l’ossidazione e la conservazione degli zuccheri nel sangue. Molte donne che intraprendono percorsi di PMA mostrano problematiche di Insulino-resistenza, un disordine caratterizzato da una alterazione della risposta metabolica all’insulina sia endogena che esogena, con conseguenze sul metabolismo non solo dei carboidrati ma anche dei lipidi e delle proteine.

In uno scenario del genere è, dunque, di fondamentale importanza comprendere le abitudini alimentari materne e correggere tutti quegli errori che possono influire negativamente sulla buona riuscita di un percorso di PMA.

La figura del Nutrizionista nei percorsi di PMA

Il lavoro di preparazione alla gravidanza, sia fisiologica, sia nei percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita, passa attraverso una attenta analisi delle abitudini alimentari (la cosiddetta anamnesi alimentare) e degli eventuali disequilibri ormonali. Ed è proprio qui che si inserisce la figura del Nutrizionista.

Il Nutrizionista, infatti, ha le competenze per verificare il modello alimentare di ciascun partner, in modo da acquisire e valutare tutti gli aspetti che contribuiscono a condizionarne lo stato nutrizionale e lo stato di salute. Tutto questo ha lo scopo di offrire alla coppia gli strumenti per essere una risorsa attiva e motivata nel programma di fecondazione assistita al fine di dare un contributo determinante per aumentare le probabilità di successo della terapia. La dieta e lo stile di vita, infatti, incidono pesantemente sull’outcome clinico di pazienti con disordini della fertilità. Una terapia alimentare adeguata, costruita sulle esigenze della paziente, può favorire un più rapido raggiungimento dell’obiettivo e quindi l’instaurarsi di una gravidanza. La corretta distribuzione dei macronutrienti, associata ad una ottimale terapia ormonale, può migliorare la produzione di ovociti nella fase follicolare, così come correggere difetti della fase luteale.

La calibrazione di proteine, grassi e carboidrati dovrà essere, dunque, “cucita” sulle caratteristiche fisiche della paziente, sempre considerando le esigenze metaboliche, la storia clinica, le abitudini alimentari e la volontà di intraprendere un percorso impegnativo sia dal punto di vista fisico che psicologico.